Il telefono squilla e la voce arriva forte chiara, Alessandro Caparco, ex portiere del Grosseto, non ha dimenticato la Maremma e ci tiene a farlo sapere. Emigrato in Romania per giocare nel Targu Mures, in Transilvania, rappresenta uno dei tanti giocatori italiani con la valigia pronta. Detto così può sembrare una punizione, e invece Caparco, titolare da due partite, sta trovando la sua dimensione nel campionato rumeno, una vetrina interessante sotto la direzione di mister Sabau, un passato da giocatore nel Brescia e un’istituzione del calcio nazionale: “ho scelto questa soluzione – ammette serenamente il portiere – perché volevo mettermi alla prova con nuove realtà stimolanti. Con il Grosseto avevo un altro anno di contratto da sfruttare, sarei rimasto volentieri, ma rischiavo di diventare un peso per la società unionista, essere di troppo non fa parte del mio carattere”.
Perché hai scelto biancorossi.it per rilasciare questa intervista?
“Perché questo è un posto interattivo che arriva diritto al cuore della tifoseria maremmana. Ai sostenitori del Grifone devo dire solamente grazie per i due anni che ho vissuto intensamente, forse i migliori della mia carriera, soprattutto sotto il profilo umano. Non dimenticherò mai il sostegno ricevuto in occasione di Grosseto-Parma. Ero al debutto da titolare con la maglia biancorossa, finì con uno storico 1-0 firmato da Flavio Lazzari e con la mia porta inviolata. In quella circostanza parai tutto il parabile, ma onestamente, con un pubblico così alle spalle, sarebbe stato anomalo il contrario”.
Rimpianti per l’avventura conclusa in Maremma?
“Nessuno. Solo ringraziamenti da estendere a persone stupende che gravitano nell’ambiente biancorosso. Parto dal magazziniere Stefano Siveri, persona simpaticissima e disponibile, poi lo staff medico, con Angelo Cianfana, Edoardo Laiolo, Marco Pieri, Alessandro Petri, a loro devo un grazie speciale per la professionalità mostrata e il valore umano senza uguali. Non dimentico nemmeno il direttore sportivo Andrea Iaconi, se adesso sono in Romania a giocare un campionato importante è grazie al suo prezioso lavoro svolto durante la fase di trattative”.
Dimenticato nessuno?
“Il presidente Camilli. Lui l’ho lasciato volutamente per ultimo perché per il Grosseto è la persona più importante. Su questo non ho dubbi, ma non credo di aver svelato un grande mistero. Mi ha dato la grande opportunità di giocare in Serie B prelevandomi direttamente dall’Ivrea, è una persona che non dimenticherò mai”.
Eppure patron Camilli ti ha messo anche fuori rosa, perché a quanto pare ridevi all’uscita dal campo dopo la sconfitta interna contro il Lecce…
“Ecco, questo forse è l’unico episodio spiacevole della mia esperienza maremmana. Ci fu uno scambio di vedute con il tecnico dei salentini De Canio, nel tunnel che porta agli spogliatoi, niente di eclatante, accade molto spesso a fine partita di parlare con gli avversari. La cosa brutta è che Camilli non era presente, l’episodio gli è stato riportato successivamente, con una versione dei fatti che non corrispondeva alla realtà. Chi mi ha conosciuto nel periodo trascorso a Grosseto, sa che ero sempre il primo ad arrivare agli allenamenti, e l’ultimo ad andarsene. La mia professionalità non credo possa essere messa in dubbio”.
Tornerai in Maremma?
“Nel calcio non si può mai sapere cosa ti succede, è difficile fare dei programmi a lungo termine, quindi non posso dare certezze, ma nemmeno escludere l’ipotesi di un ritorno tra un po’ di tempo. Di sicuro tornerò in Maremma a dicembre, quando il campionato rumeno si ferma per la pausa, è una terra che mi è rimasta nel cuore e ho ancora tanti amici da salutare”.
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